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Kata Kyokushinkai
CARATTERISTICHE E PECULIARITA'

Kata (Gata) significa forma.
Generalmente, un Kata si potrebbe definire come una determinata sequenza di passi, colpi e parate combinati in maniera tale da permettere a chi li pratica di migliorare in equilibrio, velocità, potenza, precisione nell'esecuzione.
Inoltre gli attacchi sono sferrati da una o più posizioni, e sono svolti in movimenti laterali, in avanti o all'indietro.
I Kata del Kyokushin sono molto diversi tra loro, tanto quanto lo erano gli stili che Mas Oyama aveva appreso e combinato nel suo karate.
I Kata che noi apprendiamo agli inizi rispecchiano i suoi primi allenamenti, mentre quelli che si imparano più avanti sono quelli del suo periodo più maturo.
Le tecniche sono basate soprattutto sul Karate Shorin Ryu di Okinawa (i Taikyoku e i Pinan) e sul Kempo cinese (lo Yantsu), mentre altri kata derivano dal Goju Ryu.
In uno dei suoi libri Mas Oyama aveva scritto questo:
“Noi eseguiremo questi esercizi così perfettamente che diventeranno una parte della nostra vita, perché in quanto basi del karate essi possono essere paragonati alle lettere di un alfabeto e, come le lettere sono gli elementi costitutivi delle parole e delle frasi, così i kata sono i mattoni con cui le arti marziali sono costruite [...]. Pensate al karate come a una lingua: le tecniche di base possono essere pensate come lettere dell'alfabeto; i kata saranno l'equivalente delle parole e delle frasi; il kumite (il combattimento) è analogo a una conversazione”.
Sempre secondo Mas Oyama, è meglio apprendere bene anche un solo Kata, che saperli eseguire tutti superficialmente.

L'apprendimento didattico di ogni arte marziale non può trascurare la cura e l'attenzione verso le forme, Kata, che ne rappresentano la tradizione e le peculiarità caratteristiche dello stile.
I Kata del Kyokushin sono spesso divisi in "Kata del Nord" e "Kata del Sud", a secondo della loro origine e sviluppo.
I Kata del Nord sono simili a quelli che troviamo nello Shorin Ryu di Okinawa, in quanto Mas Oyama si allenò anche sotto la direzione di Gichin Funakoshi, e sappiamo che quest’ultimo è stato il primo insegnante okinawense a recarsi in Giappone per diffondere il Karate di Okinawa.
Il Maestro Funakoshi apprese questi Kata dal Maestro Anko Itosu che a sua volta studiò il Kempo Chinese e lo Shuri Te, diventato poi Shorin Ryu (in cinese Shaolin Chuan).
Questi kata utilizzano posizioni lunghe e parate e colpi potenti.

I Kata del Nord includono:
1.Taikyoku Sono Ichi, Ni, San
2.Pinan Sono Ichi, Ni, San, Yon, Go
3.Yantsu
4.Tsuki no Kata
5.Kanku
6.Sushiho
I Kata del Sud sono stati sviluppati da Mas Oyama dagli studi del karate di Okinawa, stile del Goju Ryu del Maestro So Nei Chu, derivato dal Kempo Chinese del Sud (stile della Gru Bianca).
I movimenti in questi Kata sono prevalentemente circolari.

I Kata del Sud includono:
1.Sanchin no Kata
2.Gekisai Dai
3.Gekisai Sho
4.Tensho
5.Saifha
6.Seienchin
7.Garyu
8.Seipai
1. Taikyoku: Viene tradotto letteralmente “grande ultimo” (in cinese il kanji è pronunziato Tai Chi).
La parola Taikyoku può anche significare guardare alle cose cogliendone l'unità, piuttosto che focalizzarsi sulle parti individuali e mantenenere una mente aperta o una “mente da iniziando”.
La “mente dell'iniziando” è il fine che si cerca di raggiungere durante l'allenamento e nella vita.
Essa non può avere pregiudizi e non può rimanere aggrappata a una visione limitata essendo aperta a possibilità infinite.
I Taikyoku Kata sono suddivisi in due gruppi di tre Kata:
Taikyoku Shugi, strutturati solo ed esclusivamente con tecniche degli arti superiori. Taikyoku 1 - 2 - 3
Taikyoku Sokugi, solo con gli arti inferiori. Sokugi Taikyoku 1 - 2 - 3
2. Pinan: Originariamente il nome del Kata è collegato ad un emissario cinese, chiamato Ping Anh, che recandosi spesso ad Okinawa, insegnava alcuni rudimenti del Tode, vecchio nome del Karate ad alcuni isolani.
I cinque Kata Pinan sono stati strutturati nel 1905 dal Maestro Anko Itosu.
Da lui sono arrivati in Giappone negli anni '20 grazie a G. Funakoshi.
Sosai Oyama avendo modo di studiare con lui, li inserì nel programma didattico apportandone alcune modifiche coerenti con le proprie esigenze.
Sebbene i movimenti del corpo nel Kata richiedano tecniche usate per il combattimento, il presupposto del Kata è quello di sviluppare una mente calma, pacifica ed una armonia tra mente e corpo.
3. Sanchin: Letteralmente significa “tre battaglie” o “tre conflitti”. Esso è il principale Kata in alcuni stili di Karate di Okinawa, come il Goju Ryu e lo Uechi Ryu, ed è uno dei più antichi.
Alcune leggende attribuiscono la creazione del Sanchin a Bodhidharma (Daruma in giapponese) nel VI secolo.
Il Sanchin no Kata cerca di sviluppare tre elementi nello stesso tempo:
la mente, il corpo, le tecniche;
gli organi interni, la circolazione ed il sistema nervoso;
i tre Ki, localizzati: nell'apice della testa (tento), nel diaframma (hara) e nel basso addome (tanden).

Il Sanchin è un Kata isometrico in cui ogni movimento è eseguito in uno stato di completa tensione, accompagnata da potenza, respirazione profonda (Ibuki) che ha origine nel basso addome (tanden).
La pratica del Sanchin non porta soltanto al rafforzamento del corpo, ma anche allo sviluppo dell'energia interna (ki) ed all'armonia fra la mente e il corpo.
4. Gekisai: Vuol dire “conquistare e occupare”. Il nome deriva dal carattere Geki, che significa appunto attacco o conquista e Sai, che significa “fortezza” o, tradotto letteralmente “chiuso”.
La parola Gekisai ha anche il significato di “demolire”, “distruggere” o “polverizzare”.
I kata Gekisai insegnano ad utilizzare la forza in movimenti fluidi, mobilità nell'utilizzazione delle varie tecniche. La flessibilità dell'attacco e della risposta sarà sempre superiore alla rigidità e inflessibilità della forza.
Essendo considerati Kata moderni perchè creati negli anni '40 dalla scuola Shorei Ryu (Goju Ryu) Sosai Oyama ha inserito nel programma due versioni differenti: Dai e Sho.
5. Yansu: La parola Yansu deriva dai caratteri Yan, che si traduce con “salvare” e da Su che vuol dire “tre”. Il nome è attribuito a un addetto militare cinese di Okinawa del XIX secolo.
La parola Yansu può inoltre significare “conservare puro”, sforzandosi di mantenere la purezza dei principi e degli ideali piuttosto che comprometterli per convenienza.
6. Tsuki no Kata. Si traduce con “Kata dei pugni” (vi sono solo un calcio e qualche parata nell’intero Kata).
La parola Tsuki può inoltre significare “fortuna”. La buona fortuna non arriva aspettando. Per ogni pugno di questo Kata, immginiamo che i limiti personali vengano abbattuti. Forza e persistenza diretti al problema porteranno buona fortuna.
7. Tensho: Si traduce con “rotolare” o “mano fluida”, letteralmente come “palmo rotante”. Il Tensho, morbido e circolare (yin), viene controbilanciato dal duro e lineare (Yang) Sanchin Kata. Il Tensho fu uno dei Kata preferiti da Mas Oyama, considerandolo indispensabile tra i Kata avanzati.
Il Tensho è la spiegazione base della definizione di Karate, derivato dal Kempo cinese, è la tecnica dei cerchi basati su un punto.
Il Tensho dovrebbe essere un primo oggetto di pratica perché, come un supporto psicologico e teorico sta dietro l'allenamento al Karate e come un elemento di base nel karate sono gli esercizi di forma, esso permette alle tecniche, sia parate che colpi.
Un uomo che si è esercitato sul Tensho Kata migliaia di volte ed ha consolidato questa teoria non può solo prevenire ogni attacco, ma anche rivoltarlo a suo vantaggio, e sarà sempre capace di difendersi perfettamente.
Nel Ki Ko (nome giapponese del Qi Gong cinese) esistono forme analoghe al Kata Tensho.
8. Saiha: Si traduce con “estrema distruzione”, “frantumare” o “strappare”. Può anche significare “grande onda”.
Non importa quando grande sia il problema che si incontra, con pazienza, determinazione e perseveranza (Osu), si può superare il problema o lo scontro ed andare oltre.
9. Kanku: Vuol dire “guardare il cielo” (Kan = “guardare”, Ku = “universo”, “aria”, “vuoto”).
Con il primo movimento del Kata formiamo una apertura con le mani, attraverso la quale guardiamo all'universo e al sole.
L'importante è che qualunque sia il problema, ogni giorno è un nuovo giorno e l'universo sta attendendo. Nulla è così terribile da interessare la realtà di base dell'esistenza.
Kanku è un Kata moltoimportante. Esso deriva dal Kushanku okinawense ed è molto connesso ai Pinan Kata poiche questi ultimi derivano da essi. Come già scritto, fu il Maestro Anko Itosu a creare i Pinan.
10. Seienchin: Si traduce con “conquistare e sottomere a distanza”. Nel Giappone feudale, i guerrieri Samurai andavano spesso in spedizioni che duravano mesi, provando così la loro resistenza di spirito su lunghi periodi.
Questo kata è lungo e lento, con molte tecniche in Kiba Dachi (posizione del cavaliere).
Kata antichissimo e molto complesso.
11. Sushiho: Significa 54 passi.
Deriva dalle parole Useshi, la pronuncia di Okinawa per il Kaji del numero 54 (pronunciato Go Ju Shi in giapponese), e Ho, che vuol dire “camminare” o “passo”.
Negli altri stili di Karate viene chiamato Gojushijo.
12. Garyu: Vuol dire “il drago che si adagia”. Nella filosofia giapponese un grande uomo che rimane nell'oscurità è definito un Garyu.
Il dragone ha una forza, ma adagiato non la manifesta finché non sia necessario.
Un Karateka non mostra la sua forza e abilità per strada. Non dimentica mai la virtù dell'umiltà.
13. Seipai: È pronuncia di Okinawa del Kanji per il numero 18 (pronunciato Ju Hachi in giapponese).
In altri stili di Karate questo kata è a volte chiamato Seipaite, o 18 mani.
Il numero 18 deriva dal concetto buddista del 6 x 3, dove il 6 rappresenta la vista, l'udito, il gusto, il tatto, l'olfatto e la giustizia, il 3 il bene, il male e la pace.
I DIECI ELEMENTI DEL KATA
1. YIO NO KISIN (lo stato mentale)
Lo stato mentale in cui il Karateka deve calarsi nel momento in cui affronta il KATA, è il classico stato di concentrazione simile a quello di un cacciatore in una foresta di animali feroci, la concentrazione mentale che l'individuo assume quando si sente attaccato.

2. INYO (l'attivo e il passivo)
Ricordarsi sempre durante l'esecuzione del KATA dell'attacco e della difesa.

3. CHIKARA NO KIOJAKU (la forza)
Il modo di usare la forza e il grado di potenza da impiegare esattamente in ogni momento del KATA, in ogni posizione.

4. WAZA NO KANKYU (la velocità)
Il grado di velocità di ogni tecnica del KATA, in ogni posizione.

5. TAINO SHIN SHOKU (la concentrazione)
Il grado di contrazione ed espansione del corpo in ogni posizione e tecnica del KATA.

6. KOKYU (la respirazione)
Si riferisce al controllo della respirazione sempre in perfetta sintonia con ogni movimento del KATA. La respirazione corretta è fondamentale nel Karate.

7. TYAKUGAN (il significato)
Il significato delle varie tecniche. Il Karateka per rendere realistico il Kata deve eseguire ogni tecnica come se stesse effettivamente combattendo, ricordare il significato di ogni movimento e visualizzarlo mentalmente, questo è di grande beneficio all'economia del KATA.

8. KIAI (unione tra corpo e mente)
Attraverso il Kiai il Karateka esprime il suo spirito combattivo; il Kiai è parte del KATA e va eseguito nei punti prestabiliti.

9. KEITAI NO HOJI (la posizione)
Si riferisce alla corretta posizione da tenersi in ogni azione del KATA. Eseguire delle posizioni sempre uguali e corrette ci permette di tornare esattamente alla linea di partenza (EN-BUSEN).

10. ZANSHIN (la guardia)
Rimanere sempre nello stato mentale di allerta, da tenere anche a KATA terminato, prima di tornare nello stato mentale dello YOI (YOI NO KISIN ). Dopo aver ottenuto un perfetto Zanshin ci si rilassa e poi si effettua il saluto REI.


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